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sabato 13 novembre 2010

Cominciate a fare scorta! Da noi.

Tra una ventina d’anni il cioccolato potrebbe diventare prezioso come il caviale, secondo un articolo dell’Independent (che noi riprendiamo dal Post).



"Il guadagno minimo che i coltivatori ottengono per la produzione di cacao non è più un incentivo sufficiente per far fronte al lavoro richiesto dalle piantagioni. «È difficile mantenere la produzione sempre su livelli alti, soprattutto perché le piantagioni devono essere continuamente degerminate», spiega Thomas Dietsch della Earthwatch Organisation «e poi ormai le piantagioni di cacao sono in diretta competizione con quelle di altri prodotti come l’olio di palma, per cui la richiesta è sempre più alta e i guadagni più facili». E mentre la produzione diminuisce, la richiesta di cacao continua ad aumentare. «La richiesta di cioccolato cresce più in fretta della produzione di cacao e ormai non è più sostenibile», dice il direttore della Cocoa Research Association Tony Lass. [...] I piccoli produttori ormai guadagnano soltanto ottanta centesimi al giorno», spiega Tony Lass «quando le piante muoiono, non hanno nessun incentivo a sostituirle con nuove piante di cacao e poi aspettare almeno cinque anni prima di vederle fruttificare. Neanche i loro figli sono più interessati a questa attività, la maggior parte cerca di spostarsi nelle città». E con il progressivo abbandono, anche i terreni si stanno inaridendo: «In Ghana e in Costa D’Avorio non ci sono più sostanze nutrienti nei terreni dove prima c’erano le piantagioni di cacao".

Eppure la soluzione è così semplice, pagare il giusto prezzo per il cioccolato così che anche i produttori ricevano un giusto compenso e non abbandonino le piantagioni.

Hanno iniziato a pensarci anche le grosse aziende che sembrano disposte a ritoccare un po' al rialzo i salari dei coltivatori: un portavoce di Cadbury, uno dei principali distributori di cioccolato del Regno Unito, dichiara che la crisi nella produzione del cioccolato , particolarmente avvertibile in Ghana, (che è il secondo produttore al mondo) potrebbe essere superata grazie all'aiuto del Fair Trade. "Insieme con altre aziende dell'industria cioccolatiera stiamo lavorando a un certo numero di iniziative agricole per aumentare e migliorare i raccolti", dice. "La decisione di entrare nel Fair Trade è stata un'altro passo in avanti, sia per pagare un miglior prezzo ai coltivatori, sia per incoraggiarli a restare con noi nell'industria".
Stando a quanto dice il reporter Ange Aboa, invece in Costa d'Avorio (di gran lunga il primo produttore) Nestlè, approfittando della scarsa penetrazione nel paese delle associazioni del commercio equo, sta progettando di ripiantare 10 milioni di piante nei prossimi 10 anni, sostituendo circa un quarto degli alberi che andranno perduti. Così facendo potrà comprare solo dalle cooperative che accetteranno di lavorare nelle loro piantagioni, tagliando fuori i piccoli produttori locali.


(crediti immagine La Presse)

Non caschiamo nel gioco di aziende che mirano solo al loro guadagno e si danno una ripulita per fare più affari. Impariamo a riconoscere il valore di quello che compriamo. Magari mangiamo un po' meno cioccolato ma mangiamolo più buono e con più gusto sapendo che ognuno ha ricevuto quanto gli è dovuto.

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